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Dissero i tedeschi alle vecchiette di Piglio che non sapevano la lingua tedesca!
A Piglio, a distanza di 79 anni, non si sa ancora la matrice del bombardamento dell’8 Aprile1944.
Molti ritengono che fu opera degli alleati americani come quello del 12 maggio 1944.
I tedeschi, invece, dovendo completare la rappresaglia per la famosa Legge “un tedesco morto dieci italiani uccisi”, decisero di bombardare Piglio alla vigilia di Pasqua l’8 aprile 1944 quando Mons. Pio Appetecchia alle ore 10 del mattino stava celebrando nella Collegiata Santa Maria Assunta i riti del Sabato Santo.
Difatti l’8 Aprile tutta la Guarnigione tedesca era fuori Piglio verso agli Altipiani di Arcinazzo.
A Piglio erano rimasti solo i soldati di guardia agli ostaggi relegati negli angusti locali di piazza G. Marconi, sopra il vecchio ufficio postale.
In quella incursione aerea, molti furono feriti mentre perdevano la vita: Angela Atturo, Maria De Santis, Adele Felli, Clorinda Felli, Alessandro e Mario Graziani, Colomba Loreti, Nazzarena Mapponi, Luigi Martucci, Matilde Neccia e Lina Tufi.
Durante il bombardamento una bomba sganciata sul pendio della collina non esplose, ruzzolando attraversò la strada provinciale arrivò a fondo valle, e si adagiò sul prato di proprietà del sig. Tito Felli. dice un testimone ferito alla gamba.
La bomba diventò un centro di attrazione specialmente per i più grandi di età; tra questi c’era uno studente in legge, Ercole Ercoli il quale dichiarò che i dati scritti sulla bomba erano in lingua tedesca, lingua che lui ben conosceva.
Dopo aver piantonato la bomba i tedeschi la fecero brillare dopo una quindicina di giorni aveva ricordato Luciano Ninni Pacetti sulla stampa.
L’esplosione aveva provocato un cratere nel prato.
Le poche famiglie che erano rimaste in paese vennero fatte allontanare dalle abitazioni per un raggio di 500 metri con l’ordine di lasciare le finestre aperte delle abitazioni.
Questa è la dimostrazione aveva detto Luciano Pacetti che il bombardamento dell’8 aprile 1944 è stato effettuato dai tedeschi!”
Giorgio Alessandro Pacetti

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