Spread the love

Nell’anno1992 venne sospeso dalla giunta comunale capeggiata dal sindaco di allora Nazzareno Ricci lo svolgimento dell’annuale edizione della “Sagra dell’Uva Cesanese del Piglio” a seguito del taglio di circa 100 milioni che il Governo aveva operato in forza del D.L. 11/7/1992 n° 333 convertito in Legge (/8/1992 359.

Alla decisione dell’Amministrazione comunale di aver sentenziato la “MORTE” della sagra dell’Uva è scaturito un “FUNERALE” ideato da Giorgio Alessandro Pacetti cultore di storia locale con tanto di manifesto funebre.

Il corteo funebre con il “Sarcofago” contenente la storia, i programmi, le fotografie e i ricordi delle precedenti sagre dell’uva, dopo aver sostato in Piazza Marconi, accompagnato dagli agricoltori con i ceri accesi da una tromba al posto del suono delle campane si era mosso composto verso la sede comunale.

L’orazione funebre fu fatta da Giorgio Alessandro Pacetti che rievocò gli incontri e la storia della sagra dell’uva, mentre l’enologo della cantina sociale Domenico Tagliente fece una panoramica sulla situazione vinicola

Insomma tra il serio e il faceto tra ironiche risatine e molti rimpianti, la giornata fu particolarmente cupa per l’economia ed il turismo locali.

I turisti venuti a Piglio per assistere alla manifestazione folkloristica si ritrovarono di fronte al folkloristico funerale, meravigliandosi dell’improvvisa cancellazione di una più belle sagre ciociare

Un pò di storia,

La sagra dell’uva ebbe inizio quasi in sordina nel 1973 per volontà del sindaco di allora Benedetto Illuminati contestualmente all’estendersi delle attività della cantina sociale “Cesanese del Piglio” attiva con 311 soci ed una produzione annua che nel 1983 aveva toccato 51 mila ettolitri di vino su 54 mila quintali d’uva.

La manifestazione, entrata nelle tradizioni folkloristiche e ricreative dei comuni limitrofi facenti parte del comprensorio del Cesanese sostanzialmente favorevole alla coltura della vite, era diventata motivo di notevole richiamo turistico alla prima domenica di ottobre, per la sfilata dei carri allegorici ideati ed allestiti con notevole capacità innovativa dagli operosi agricoltori della zona del Cesanese, che ogni anno sapevano cogliere spunti e soggetti di notevole interesse con arguti riferimenti a situazioni passate o ad avvenimenti di attualità, nel rispetto della tradizione e folklore.

Insomma con una modica spesa il Comune di Piglio aveva dei ritorni certamente superiori in termini di valorizzazione dei prodotti locali, e della relativa commercializzazione in un comune dove non vi sono altre iniziative di così forte richiamo.

Giorgio Alessandro Pacetti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Verified by MonsterInsights