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Nel 1988, a seguito dei lavori effettuati dalla civica amministrazione nel cimitero di Piglio, veniva scoperto un tratto di acquedotto romano in “opus reticulatum” (I sec. d.C.) che la dott.ssa Sandra Gatti della Soprintendenza Archeologica di Roma, sollecitata dal geom. Luciano Pacetti, qualificava come reperto archeologico di grande importanza.
L’acquedotto, interrato, è ancora oggi ben visibile e consiste di un manufatto in muratura, alto centoottanta centimetri e largo 50 cm., intonacato nelle pareti interne con tanto di sfiato nella copertura.
Questo ritrovamento aveva permesso di trovare una linea sommaria di un immenso patrimonio archeologico nella campagna di Piglio dove i Romani si erano insediati, 
Purtroppo sono trascorsi 35 anni dal ritrovamento l’incuria sta distruggendo la storia dell’acquedotto che dovrebbe avere una maggiore attenzione da parte degli Enti preposti.
L’acquedotto è un patrimonio non solo di Piglio, ma di tutta l’arte archeologica italiana.
E’ perciò fondamentale mettere in atto tutte le opere necessarie affinché esso venga preservato dall’usura del tempo per gli anni a venire.
Giorgio Alessandro Pacetti

Di sgtest

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